E dopo il frontespizio… è la volta dell’abstract! Si parla spesso dell’abstract perché è la sezione dell’articolo più “fraintesa” dagli autori. E, proprio per questa ragione, è utile partire indicando cosa, l’abstract, NON è. NON È una sezione in cui inserire:
Un abstract ben costruito è quello scritto tenendo presente la sua finalità e le domande alle quali, prevenendole, l’abstract deve rispondere. Le finalità dell’asbtract consistono nel mostrare una sintesi fedele dell’articolo. A questo scopo si può seguire il metodo di stesura IMRaD ( Introduzione, Materiali e Metodi, Risultati, Discussione) utilizzando un numero davvero basso di parole. L’abstract dovrebbe porsi come il trait d’union tra il titolo, frontespizio e corpo dell’articolo e dare vita a un testo che sia dotato di autonomia, vale a dire che lo si possa inserire in un database.
Tu sai quanto sia importante poterti posizionare all’interno di una database: significa trovarsi ai blocchi di partenza di una pista composta da fuoriclasse. Ognuno vuole vincere finendo nelle mani di ricercatori che leggeranno, studieranno il vostro articolo o affronteranno una ricerca partendo dai vostri scientifici punti di arrivo. Se lo vuoi anche tu, scrivi un abstract strutturato, solido.
Inserisci nell’abstract le key words dell’articolo e indicale in un quantità compresa da 3 a 5.
Leggendo il tuo abstract il destinatario deve poter comprendere:
E ora qualche suggerimento di scrittura:
Perciò:
Questa è la base, certo.
Che si può sempre implementare.
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