La sostenibilità non è un optional, in azienda. È una necessità, una policy da portare avanti secondo un approccio ESG – un tema di cui oggi si parla molto –, una pratica etica e allo stesso tempo utile per migliorare l’andamento del business. Sì, perché sostenibilità e performance vanno sempre più di pari passo, complice l’adozione di nuove tecnologie sofisticate ma anche la capacità di valorizzare un sapere che parte da lontano.
È questo il caso di tutto ciò che concerne la cosiddetta energia pulita: il perno attorno al quale si sviluppa la transizione energetica. Un concetto più complesso di quanto non possa sembrare e che si dimostra cruciale per gli imprenditori e i manager che desiderano davvero comprendere come migliorare la sostenibilità energetica della propria azienda: una questione dalla forte valenza strategica anche alla luce di uno strumento quale il bilancio di sostenibilità, oggi adottato maggiormente dalle PMI, prima ancora che dalle multinazionali. Si tratta infatti di un documento che mostra in maniera concreta in che modo una certa impresa è sostenibile, in grado di migliorare la reputazione e la stessa immagine del business.
Oggi ci soffermiamo invece su un tema particolare: l’impatto dell’energia pulita sui costi della luce. Scopriamo qualcosa di più.
Quando si parla di energia pulita si fa riferimento all’energia che può essere generata senza produrre inquinamento e dunque senza il rilascio di emissioni nocive per l’ambiente quali quelle di CO2.
Detta anche energia green, rappresenta una tematica che riscontra un interesse crescente in chiave ESG, complice la transizione energetica in atto e, al contempo, una maggiore consapevolezza in merito alle tematiche che la contraddistinguono.
L’energia green non va confusa, sul piano concettuale, con l’energia rinnovabile; indicano cose diverse. Ecco cosa c’è da sapere:
Esistono diverse forme di energia pulita. Cominciamo da quella che abbiamo già visto e dunque dall’energia solare: si utilizzano i raggi del sole e le radiazioni contenute al loro interno per la produzione di energia.
Ciò risulta possibile a fronte dell’adozione di impianti solari fotovoltaici, tra le tecnologie in ascesa e più innovative.
C’è poi l’energia eolica, ottenuta dal vento a fronte di un processo che richiama quello dei mulini. È spesso oggetto di dibattito perché ha una visibilità maggiore in natura, ma è particolarmente valida in un contesto ambientale quale quello del Belpaese.
L’energia idroelettrica si avvale invece del movimento dell’acqua per la produzione energetica. Una soluzione che sfrutta la presenza di bacini e corsi d’acqua.
L’energia mareomotrice è invece meno conosciuta nel panorama nazionale in quanto fa leva sull’energia prodotta dalle maree.
Merita una menzione a parte l’energia geotermica, particolarmente diffusa in Toscana, complice la presenza di un territorio con caratteristiche particolari quale quello nella zona circostante la località di Pomarance, particolarmente bello da visitare (anche se preferibilmente con una guida locale vista la presenza delle fumarole). Questa forma di energia pulita agisce infatti sul calore che emerge dal sottosuolo.
PUN sta per Prezzo Unico Nazionale ed è uno dei parametri maggiormente cruciali per le aziende che puntano alla sostenibilità, questo da quando ha superato la cifra di 500 €/MWh. La soglia è tendenzialmente più contenuta, tuttavia, per chi si avvale di fonti di energia pulita e rinnovabili.
Non basta tuttavia optare per un produttore che si avvale di fonti di energia green, pur essendo fondamentale: occorre valutare il contesto in cui opera l’azienda. Per questo diventa essenziale prima di tutto monitorare i consumi, così da conoscere la situazione effettiva in tempo reale e scegliere l’offerta migliore.
Possiamo quindi affermare che la riduzione dei costi per l’energia elettrica passa dalla valutazione contestuale e dall’adozione di fonti rinnovabili. Un mix che emerge anche dal PUN il quale, in tal senso, si rivela un parametro particolarmente valido.
Articolo redatto in collaborazione con ECCUM ENERGIE.
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