“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli. Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.”
Severo ma giusto. Queste sono le parole di Umberto Eco dalle quali si evince la sua lievissima idiosincrasia verso il mondo della socialità digitale.
Per quanto avesse ragione è interessante notare che Eco non ha mai detto che i social sono un megafono ma solo che chiunque ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel.
Questo ci mette di fonte a due realtà:
1 – qualunque idiota è in grado di avere un pubblico e più saranno stupide le sue uscite più saranno stupidi gli appartenenti al suo pubblico. E numerosi.
2 – ognuno si circonda dei propri simili. Se si è stupidì si sarà amati da stupidì, se tranquilli da tranquilli, se appassionati di qualcosa dagli stessi appassionati a quella cosa è così via.
A ognuno corrisponde un pubblico. Spesso mi dicono “hai molte persone che ti seguono ma pochi hater, hai un bel pubblico” ma credo che in parte dipenda da me.
Se sei aggressivo ti seguiranno persone aggressive e se sei assertivo saranno assertive.
I social non sono un megafono ma sono sopratutto un magnete e questo, in ottica di lavoro, di business e di opportunità è una roba bellissima!
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