Mi sono segnata questa frase nel quaderno che uso per raccogliere stimoli e idee per creare contenuti: “Quando parlano le persone (e non l’azienda) si abbassano le difese di chi ascolta”. Non ricordo chi l’abbia detta, però è verissima!
Si parla di employee advocacy, ovvero di quando le aziende coinvolgono le loro persone a supporto della comunicazione corporate.
Chiariamoci: non sono le aziende che devono dire alle persone cosa scrivere sui loro profili, bensì le aziende affidano parte della propria narrazione a chi, ogni giorno, fa esperienza all’interno dell’organizzazione.
Sì, è potente. Sì, è complesso. Sì, genera vicinanza e fiducia.
Ma non è solo questo.
La frase che ho citato parla a tutti quei piccoli brand, piccole aziende, che avrebbero molto più riscontro se, anziché incaponirsi a spingere il brand in sé o la pagina aziendale, decidessero di comunicare attraverso le persone: chi ha fondato l’azienda, chi la gestisce, chi partecipa attivamente a quel brand e ne è l’essenza.
Ciò di cui abbiamo bisogno, per renderci credibili e diventare un punto di riferimento, è generare fiducia e creare una relazione (è possibile creare relazioni anche on-line, giuro) e le persone generano più fiducia rispetto a un brand (escludendo, chiaro, quei brand così noti e blasonati che vabbè, non c’è storia).
Due conclusioni (ma non sono le uniche):
– quando nei job post scrivi “ottime capacità comunicative” considera anche le capacità di comunicare sui social media.
– se vuoi portare valore al tuo brand inizia a parlare tu con il tuo pubblico.
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