Alla ricerca dei contenuti del futuro. Contenuti di qualità? No, grazie!

Siamo su Google, inseriamo la parola “content” e proviamo ad aggiungere una qualunque lettera dell’alfabeto:

  • Content analyst
  • Content based
  • Content curator
  • Content creator
  • Content design
  • Content editor
  • Content marketing
  • Content manager
  • Content strategy
  • Content writer

queste sono solo alcune delle definizioni più famose, che il software ci restituisce “suggerendoci” la compilazione della stringa di ricerca, preceduta dalla parola “content”.

Insomma, affermare che vi sia una sovrabbondanza di “content” (contenuti) in Rete, non mi sembra notizia da premio Pulitzer, tanto meno risolve il problema della ricerca dei contenuti migliori da pubblicare in Rete.

Contenuti di qualità? Anche no…

Altra cosa è ragionare sul “tipo” di contenuti presenti online. “Privilegiare i contenuti di qualità”, “Come creare contenuti di qualità”, “Google premia la qualità dei contenuti”, questo si legge su quasi tutti i manuali di comunicazione. Questo sembra essere il nuovo mantra del digital marketing.

Contenuti di qualità. No grazie
Contenuti di qualità. No grazie. Photo credit: Obey Marketing

Come se la “qualità” di un contenuto si potesse decidere a priori. Chi, cosa, come, ma soprattutto quale strumento, stabilisce se un contenuto è “di qualità”? Quello che può essere “di qualità” per te, può non esserlo per me, e viceversa. Nella lettura di un contenuto entra in gioco lo stile dell’autore, la sua capacità di coinvolgere il lettore, di incuriosirlo, di stimolarne il ragionamento, o di fargli vivere un piacevole momento di relax. Siamo nel campo del soggettivo, che più soggettivo non si può!

Detto ciò, ridurre tutto il ragionamento alla ricerca di fantomatici “contenuti di qualità”, non aiuta a svelare il mistero su quali potrebbero essere i contenuti “vincenti” dei prossimi anni.

Cosa sta succedendo nel mondo retail ed in quello dell’advertising?

Proviamo a fare un passo di lato (in questo periodo sembra andare tanto di moda 😉 ) e guardiamoci intorno.

Cosa succede ad esempio nel mondo retail? Secondo Alberto Pasquini (Founder & President – Excellence Design) sta cambiando il concetto stesso di retail. I grandi player si attrezzano per far si che il cliente possa vivere esperienze d’acquisto uniche, sempre più personalizzate, anche non direttamente correlate al prodotto commercializzato, ma finalizzate ad accrescere la brand reputation. Conseguentemente i negozi stanno “ridisegnando” il proprio ruolo, verso un’ibridazione tra reale e virtuale.

E nel mondo della pubblicità? L’incremento di investimenti verso le iniziative di “fidelity” nel mondo reale, così come l’utilizzo del redirect marketing (o re-marketing, tecnicha che consente di raggiungere gli utenti che hanno visitato un sito web e mostrare loro annunci mentre navigano altri siti, per stimolarli nuovamente con un messaggio coinvolgente), o del native advertising nel campo del web, sono l’esempio più chiaro di come anche la pubblicità viri verso una sempre più spinta personalizzazione.

Contenuti personalizzati e costruiti “su misura” per il lettore

Cambia l’approccio delle aziende, cambiano gli store fisici, cambia il modo di fare pubblicità. Qualcuno può pensare che i contenuti rimarranno quelli che siamo abituati a leggere? Uno per tutti? No, ovviamente no! Cosa dobbiamo aspettarci per i contenuti del futuro? L’aumento della soggettività, della personalizzazione, a scapito dei contenuti generalisti e validi per tutti.

E’ da un po’ che ci penso, poi leggendo l’interessante libro di Riccardo Scandellari (Rock’n Blog), ho avuto la conferma che non sono l’unico ad avere questa “visione”. Riccardo scrive: “Oggi alle persone non bastano i soli contenuti, vogliono farne parte con integrazioni, richieste di approfondimenti e critiche. Vogliono pensare che siano stati creati su misura per loro e di aver trovato una fonte autorevole ed esclusiva. Vogliono un rapporto diretto con l’autore, uno scambio paritario con cui poter far “crescere” i contenuti. […] I contenuti del futuro avranno una parte comune a tutti, che servirà da richiamo, ed una successiva personalizzazione, a richiesta”.

Contenuti personalizzati su richiesta, questa è anche la mia idea per il futuro dell’editoria, almeno di quella online. Un contenuto che possa essere d’introduzione all’argomento, interessante per un lettore “generico”, capace di generare traffico e condivisione, ma che preveda finali diversi, realizzati “su misura” per ogni specifico lettore.

Contenuti personalizzati, realizzati "su misura" per il lettore.
Contenuti personalizzati, realizzati “su misura” per il lettore. Photo credit: Marilda Aviamentos

Facciamo un esempio? Articolo dal titolo: “Cuba, alla scoperta della perla dei caraibi”. Dopo la parte “generalista”, con informazioni utili a tutte le tipologie di viaggiatori che vogliono recarsi a Cuba, segue una parte personalizzata, fruibile a richiesta, solo dopo aver specificato le proprie esigenze. Ad esempio:

  • Viaggi con bambini al seguito? Ecco cosa devi sapere;
  • Alla scoperta di storia, architettura, tradizione ed artigianato locale;
  • Un viaggio tra sigari e mojito;
  • Tour delle spiagge più belle dell’isola;
  • Amante delle immersioni? Ecco i posti migliori per immergersi a Cuba.
  • Altre richieste particolari? Scrivici e saremmo lieti di suggerirti il miglio itinerario per le tue esigenze.

Non tutti gli editori saranno in grado di offrire contenuti di questo tipo? Ovvio, si tratta di aggiungere tempo di lavoro e maggiori competenze. Ma il contenuto prodotto, che offriremo al nostro lettori, sarà tagliato “su misura” per lui. La stessa differenza che passa tra un abito sartoriale ed uno confezionato in serie. Che sia questa la strada verso il Santo Graal dei “contenuti di qualità”?

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