Expertelling è un neologismo.

Coniato da chi? Da me. Che bella faccia tosta dirai tu. E come darti torto! E poi, con tante parole che abbiamo, serviva addirittura coniarne una nuova? Ma soprattutto, chi saresti tu (che poi sarei io) per farlo???

Contenuti di qualità? Anche no…

Procediamo con ordine, cerca di seguire il mio ragionamento ed alla fine, che ti abbia convinto o no, fammelo sapere! [email protected]

In un precedente articolo ho scritto di come il mantra dei “contenuti di qualità” non mi appassioni. A mio avviso la “qualità” di un contenuto non si può decidere a priori, non può certo deciderla l’autore!

Chi, cosa, come, ma soprattutto con quale strumento si può stabilire se un contenuto è “di qualità”? Quello che può essere “di qualità” per te, può non esserlo per me, e viceversa. Nella lettura di un contenuto entra in gioco lo stile dell’autore, la sua capacità di coinvolgere il lettore, di incuriosirlo, di stimolarne il ragionamento, o di fargli vivere un piacevole momento di relax. Tutto molto soggettivo, no?

Allora storytelling? Men che meno…

Con il termine “storytelling” si intende: “Affabulazione, arte di scrivere o raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico” (fonte: Treccani). Già i termini “affabulazione” e “raccontare storie” (in tempo di fake news) mi piacciono poco, ma a non convincermi, sul fatto che lo storytelling salverà il mondo, è piuttosto l’osservazione (oggettiva) che le “storie” iniziano a raccontarle sistemi di AI (intelligenza artificiale).

Nelle più importanti redazioni internazionali hanno fatto la loro comparsa (già da qualche anno) sistemi di intelligenza artificiale che sono in grado di redigere un articolo, raccontando una storia. I test sono partiti dalle notizie finanziarie (dati di borsa, andamenti, tendenze), poi si è passati alle notizie sportive (la “cronaca” di una partita di calcio, o di una gara di moto GP, ad esempio). Infine si è passati ai fatti di cronaca. Il risultato? Nessun lettore è in grado di percepire la benchè minima differenza tra un articolo redatto da un giornalista in carne ed ossa e quello redatto da un algoritmo! Nel frattempo la tecnologia migliora, i sistemi di AI diventano sempre più efficienti, sempre più affidabili.

Expertelling

E’ la fine del giornalismo? Il tramonto dell’editoria? No, è la fine dei contenuti inutili, e degli editori miopi.

Nessun algoritmo, nessun sistema di AI potrà mai vivere esperienze e provare emozioni. E se mai potesse farlo, non potranno mai essere uguali alle MIE! Mai uguali a quelle di nessun altro, che se anche compisse le stesse azioni, nello stesso luogo, nello stesso momento, ne proverebbe di diverse.

Expertelling
Ciò che differenzia ognuno di noi sono le esperienze vissute, le sensazioni provate. Diverse sempre. Photo Credit: Redmondmag

Ed allora eccolo il futuro che si schiude davanti a giornalisti coraggiosi ed editori illuminati. Non raccontare storie. Ma raccontare esperienze (experiences), sensazioni, esprimere giudizi ed opinioni.

Può sembrare scontato, ma è la difficoltà maggiore che ci si profila davanti.

In un mondo che sarà sempre più dominato dagli algoritmi, programmati per darci soluzioni facili e veloci (preconfezionate per ogni problema), il libero arbitrio, la capacità di discernere tra vero o falso, giusto o sbagliato, morale o immorale, insomma la capacità di esprimere la propria opinione sarà merce rara. E farà la differenza.

Esperienze dunque, esperienze personali, uniche ed irripetibili. Raccontiamo queste, pertanto il neologismo non può che essere EXPERTELLING (EXPERIENCE + TELLING), il racconto di un’esperienza vissuta.

Expertelling: il contenuto del futuro

Cosa dobbiamo aspettarci per i contenuti del futuro? L’aumento della soggettività e della personalizzazione (ti racconto la MIA esperienza), a scapito dei contenuti generalisti e validi per tutti (per questi sono già pronti gli algoritmi).

I lettori non vogliono più leggere come si prepara il tiramisù, vogliono sapere come lo prepariu TU! E se possibile vogliono interagire con il contenuto, farne parte con integrazioni, richieste di approfondimenti e critiche. Non solo, a breve vorranno che il contenuto venga personalizzato per loro! In base alle loro esigenze, all’esperienza che loro vorranno vivere trovandosi nelle tue stesse condizioni.

I contenuti del futuro dovranno allora prevedere una parte comune ed una successiva personalizzata, a richiesta. Un’introduzione all’argomento, capace di generare traffico e condivisione, ma che preveda finali diversi, realizzati “su misura” per ogni specifico lettore.

All’expertelling consegue la personalizzazione. Unica via d’uscita per evitare un futuro da “automi”.

Che ne pensi? Scrivimi pure a [email protected].


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